vero che mi chiamo Guglielmo il Taciturno, sole, bada ai tuoi raggi!
E il giovane principe, l'accanito rivale del grande re, lo statolder ancor ieri dubitoso della propria potenza, al quale i borghesi dell'Aia avevano fatto un piedistallo coi cadaveri di Giovanni e di Cornelio de Witt, due principi nobili tanto davanti agli uomini che davanti a Dio, galoppò via sul suo generoso destriero.
IL COLTIVATORE DI TULIPANI E IL SUO VICINO.
Mentre i borghesi dell'Aia facevano a pezzi i cadaveri di Giovanni e di Cornelio e mentre Guglielmo d'Orange, dopo essersi assicurato che i suoi antagonisti erano morti, galoppava sulla strada di Leyda seguito dal colonnello van Deken, che egli trovava un po' troppo pieno di compassione per continuare a dargli la confidenza con cui l'aveva onorato fino allora, Craeke, il fedele servitore, ignaro dei terribili avvenimenti che si erano verificati dopo la sua partenza, correva a cavallo sulle strade alberate, fuori città.
Quando ritenne di essersi allontanato abbastanza, per non destare sospetti, lasciò il cavallo in una stalla e proseguì il viaggio in battello, per i canali sinuosi diramantisi dal fiume, che stringono nella loro umida carezza le belle isole verdi di salici, di giunchi e di erbe fiorite e popolate di grassi armenti pascolanti al sole.
Craeke riconobbe da lungi Dordrecht, la ridente città, ai piedi di una collina disseminata di mulini. Vide le belle case rosse decorate di linee bianche, a specchio dell'acqua, i balconi ornati di serici tappeti ricamati in oro, vere meraviglie giunte dalla Cina e dall'India e, accanto ai tappeti, le grandi lenze, trappole permanenti per le voraci anguille attirate dai resti di cibo